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5 preconcetti sulla SEO

Oggigiorno, gli specialisti in posizionamento online sono costantemente confrontati a molteplici rischi, come:

  • essere penalizzati da Google a causa del loro approccio “black-hat” (termine che qualifica le pratiche che non rispettano le regole del gioco);
  • vedere il proprio sito declassato a causa di una modifica dell’algoritmo del motore di ricerca e vedere una strategia accettata in precedenza trasformarsi all’improvviso in una cattiva pratica che viene penalizzata;
  • o peggio ancora, farsi superare da un concorrente e scoprire che ha ottenuto un migliore link dall’oggi al domani.

 

E se mettessimo alcune delle credenze in materia di SEO alla prova dei fatti? In questo articolo, vi presentiamo 5 grandi idee preconcette riguardanti la SEO che sono state puntigliosamente analizzate.

 

Non bisogna creare dei link per migliorare il proprio posizionamento online

L’opinione

L’abbiamo sentito più volte: Google non accetta la creazione di link artificiali per il posizionamento online. L’avversione del motore di ricerca ai link “contro natura” inizia sin dai consigli ai webmaster di Google:

 

“Qualsiasi link mirato a manipolare il PageRank o il posizionamento di un sito nei risultati di ricerca di Google può essere considerato parte di uno schema di link e costituisce una violazione delle istruzioni per i webmaster di Google.”

Questo approccio è rafforzato dai dipendenti di Google ogni qual volta si esprimono in pubblico. Per darvi un esempio, John Mueller di Google ha detto che i webmaster devono evitare di concentrarsi sul rafforzamento dei link:

Utilizziamo i link in entrata nel contesto del nostro algoritmo, ma teniamo in considerazione molti molti altri fattori. Quindi, concentrarsi solamente sui link causerà al vostro sito più problemi che benefici.

L’idea è che il vostro profilo di link dovrebbe svilupparsi naturalmente a poco a poco, perché presentate del contenuto di qualità al quale molte persone vogliono riferirsi. Ma volete veramente sopravvivere in un campo nel quale tutti lavorano per ottenere dei backlink?

 

L’esperienza

I backlink rimangono un fattore centrale dell’analisi eseguita dai motori di ricerca. Vi proponiamo un esempio recente per mostrarvi fino a che punto ciò sia vero oggigiorno. Qualche settimana fa, uno user del sito Reddit scopriva un nuovo sito tra i risultati di ricerca di Google, posizionato su alcune parole chiave altamente concorrenziali e che si era posizionato in modo eccezionalmente rapido tra i primi risultati di ricerca. Il sito si è rivelato essere una raccolta di messaggi sui “migliori” prodotti di ogni tipo, dai bollitori, ai computer portatili, fino alle idee regalo per la festa del papà. E ad ogni post veniva appioppato un link “compra adesso”.

 

 

Il sito è stato lanciato poco più di sei mesi fa e da allora colleziona delle posizioni decisamente interessanti su delle nicchie molto competitive. Ma come hanno potuto realizzare tutto ciò in così poco tempo?

Dei link in fondo alle pagine! Veramente, dei link nel footer (piè di pagine), ci credete?

Sembrano tipicamente dei link destinati ad aumentare il posizionamento di un sito tra i risultati di ricerca di Google. A quanto pare, questo sito appartiene allo stesso editore che possiede le più grandi riviste americane e tutti i siti web di queste riviste; questi ultimi contengono tutti religiosamente un link nel loro footer che punta verso questo sito. Tra questi siti contiamo esquire.com, elle.com, cosmopolitan.com, marieclaire.com, seventeen.com, popularmechanics.com…ecc. Dateci un occhio, potete verificare da voi.

Vi chiederete, veramente dei link nel footer? Non era una cosa da evitare già dieci anni fa? A quanto pare no.

 

 

Potete constatare che tutti i link del sito sono sitewide (cioè presenti su tutte le pagine del sito, spesso a piè di pagina) e che hanno iniziato a crescere solamente a partire da gennaio. Non si tratta sicuramente del profilo di link più naturale che abbiamo mai visto.

La conclusione

Il rafforzamento del posizionamento con dei backlink rimane uno degli aspetti più importanti di tutta la strategia di posizionamento online. Se decidete di non creare dei link, con altissima probabilità finirete in una posizione di molto arretrata rispetto ai vostri concorrenti che implementano una strategia di backlink.

Dovreste idealmente puntare ad ottenere dei link di alta qualità provenienti da fonti affidabili; il concetto di qualità varia da un settore ad un altro. Il miglior consiglio tattico che possiamo darvi sarebbe di analizzare minuziosamente il profilo dei link dei vostri migliori concorrenti per farvi un’idea del tipo di link che funzionano nel vostro settore di attività.

 

2 –  Ottimizzare gli anchor text dei link con delle parole chiave è dannoso per il posizionamento

L’opinione

Dal 2012 e dal primo aggiornamento Pingouin (i cui obiettivi principali erano i link di tipo spam, gli anchor text sovra ottimizzati e la pertinenza dei link), avrete sicuramente sentito parlare dei pericoli legati ai testi di ancoraggio ricchi in termini di parole chiave. Nelle sue raccomandazioni, Google dice esplicitamente ai webmaster che i testi ottimizzati degli anchor possono fare più male che bene.

I link con dei testi di ancoraggio ottimizzati negli articoli o nei comunicati stampa diffusi su altri siti sono degli esempi non naturali.

 

L’esperienza

Siamo chiari: l’aggiornamento Google Pingouin è tutt’altro che una barzelletta. La diversità dei testi di ancoraggio dovrebbe essere una delle vostre principali preoccupazioni se vi occupate di costruire dei link.

Ma ciò non significa che i vostri anchor text non debbano essere ottimizzati con delle parole chiave. In un interessante studio sugli effetti di Pingouin, migliaia di siti sono stati studiati; questi ultimi avevano visto il loro posizionamento abbassarsi dopo che Pingouin li aveva giudicati colpevoli di aver sovraottimizzato un numero eccessivo di testi di ancoraggio. Il fatto interessante è che i siti che sono stati colpiti presentavano dei testi di ancoraggio ottimizzati con una parola chiave nel 65% dei loro backlink, mentre i siti che presentavano degli anchor text ottimizzati al 50% o meno non stati colpiti da Pingouin.

 

La conclusione

I backlink con delle parole chiave come testo di ancoraggio sono in relazione diretta forte con i risultati delle ricerche su queste parole chiave. Non sono i testi di ancoraggio ottimizzati che possono causarvi delle noie con Google, è piuttosto la mancanza di diversità.

Come per le altre leve in materia di posizionamento online, non esiste una ricetta miracolosa per i testi di ancoraggio che vi garantisca le prime posizioni nei risultati di ricerca. Un consiglio che vi possiamo dare è di dare un occhio ai vostri principali concorrenti per farvi un’idea degli anchor text che funzionano nella vostra attività.

Le parole chiave non sono più importanti

 

L’opinione

Nel 2013, l’aggiornamento di Google Colibri sembrava aver azzerato tutto ciò che pensavamo sapere sull’ottimizzazione SEO on-page riguardante le parole chiave.A quanto pare, le parole chiave sono state sostituite dal concetto o dal soggetto trattato nella pagina e quindi l’ottimizzazione delle parole chiave non ha più grande interesse.

 

Colibri presta attenzione ad ogni parola della ricerca, prendendo in considerazione il senso globale della frase, piuttosto che quello delle parole specifiche”.

Il risultato delle ricerche si è orientato verso una maggiore comprensione del senso delle domande degli utenti, in un modo più umano, concentrandosi meno sui singoli termini. Amit Singhal di Google in occasione dell’annuncio della diffusione di “Knowledge Graph”, ha detto:

“Grazie a [Knowledge Graph], i risultati delle vostre ricerche sono più pertinenti perché prendiamo in considerazione le entità e le sfumature di senso.”

 

Per essere onesti, i collaboratori di Google non hanno mai dichiarato apertamente che le parole chiave non sono più importanti. Questo mito ha visto la luce grazie agli stessi esperti di posizionamento online, che hanno ampliato ciò che Google ha effettivamente detto in merito al suo obiettivo di capire la ricerca come “un’entità e non come una concatenazione di parole” o in modo più estremo “i concetti e gli argomenti sostituiscono completamente le parole chiave”.

 

La sperimentazione

Chiaramente, c’è una tecnologia di punta dietro al modo in cui Google interpreta le ricerche, ma non c’è magia. In tutta onestà, possiamo affermare che la concatenazione di parole chiave rimane una successione di parole e che nel linguaggio informatico non esiste “concetto”, “soggetto” nel trattamento dell’informazione. Ovviamente, ciò non significa che Google non faccia dei progressi in questo settore. Colibri e RankBrain hanno senza dubbio trasformato il motore di ricerca in una creatura che integra maggior comprensione e che tiene conto del contesto e dei concetti associati alla ricerca che inserite nella barra di ricerca.Tutto ciò, modifica profondamente la ricerca per parole-chiave, ma non la rende meno importante.

 

Vediamo ciò che questo significa nella pratica. Immaginiamo che gestiate un sito sulle piante e che scriviate un articolo su questa Aglaonema.

-Sapete che si chiama Aglaonema perché siete un nerd delle piante. Ciò che però ignorate è che la maggior parte delle persone, che sono meno fan di piante, la chiamano “Sempreverde cinese”. –

Create dunque il vostro articolo sull’Aglaonema e fornite una buona pagina con del contenuto di qualità, dovreste poter attirare dei backlink di qualità e potervi posizionare nelle SERP di Google per le due parole chiave, Aglaonema e Sempreverde cinese.

Ahimè, anche se questa catena di parole chiave è un’unità, Google non sembra farne il legame, almeno per il momento.

Date un occhio – qui le due SERP delle due parole chiave; si tratta di due sinonimi assoluti. Ci sono pochissime pagine comuni nei risultati di ricerca e quando lo sono, si tratta di pagine che mostrano le due parole chiave nel contenuto.

Alla fine della fiera, sembra una ricerca di parole chiave.

La conclusione

Nell’epoca della ricerca semantica,l’impatto delle parole chiave sui risultati di ricerca è sicuramente meno basilare, ma non per questo meno importante“social signal” non hanno un effetto sulla SEO

L’opinione

Proprio come il tasso di clic, i social signal fanno parte dei fattori più controversi per gli esperti in posizionamento organico. Nel 2010, Matt Cutts ha dichiarato che i parametri di partecipazione ai social network sono utilizzati in algoritmi per il posizionamento. In seguito però Google ha iniziato a negare l’idea, lo stesso Matt Cutts diceva nel 2014:
A quanto mi risulta, attualmente non utilizziamo i simboli `like’ nei nostri algoritmi per il posizionamento.

 

La sperimentazione

Per essere chiari, le dichiarazioni fatte da Google sull’utilizzo dei social signal possono benissimo essere state vere all’epoca. Ma le cose cambiano e se avete seguito le dichiarazioni di Google sull’argomento, avrete notato che più di recente non hanno negato l’impatto dei social signal sul posizionamento nei risultati di ricerca.

In un importante studio realizzato da Branded3, l’agenzia ha condotto un’esperienza per analizzare l’effetto dei tweet sul posizionamento nei risultati di ricerca di Google di uno dei loro siti.

 

Le 8.528 pagine analizzate sono state divise in tre gruppi:

  • 1-99 tweet (5.322 pagine)
  • 100-499 tweet (1.382 pagine)
  • 500+ tweet (1.824 pagine)

 

In seguito, Branded ha verificato il posizionamento di ogni pagina, utilizzando le quattro prime parole del titolo della pagina come una parole chiave.

Mentre c’era una leggera correlazione tra i tweet e il posizionamento dei tre gruppi, le pagine con più di 500 tweet hanno fornito i risultati più interessanti. Le posizioni in media per gruppo sono le seguenti:

Tweet medi:  +500    Google rang: 45

Tweet medi : +1000 Google rang: 45

Tweet medi : +5000 Google rang: 31

Tweet medi : +7500 Google rang: 5

La conclusione

Data la forte connessione tra la condivisione nei social network e il posizionamento, non potete certo permettervi di trascurare questo parametro nella vostra strategia.

I clic non influenzano il posizionamento

La posizione ufficiale riguardo la relazione tra il tasso di clic e il posizionamento non è mai stata chiara. Quando la domanda è stata posta in maniera frontale, l’idea generale è stata rifiutata, condizionando il piccolo mondo della SEO e spingendo gli esperti a considerare questa informazione non sufficientemente affidabile per essere utilizzata come una leva pertinente.

L’esperienza

Le prove che smentirebbero queste credenze sono delle leggende. Innanzitutto, non possiamo non constatare che Google è proprietario di brevetti riguardanti il legame tra clic e risultati di ricerca.

L’ipotesi generalmente accettata è che siano gli utilizzatori le persone più legittimate a giudicare la pertinenza di un risultato di ricerca, o almeno a giudicare se un contenuto è più pertinente rispetto agli altri risultati.

Un fatto interessante da rilevare, è che questi brevetti trattano dei metodi per liberarsi dal “caos” e dallo “spam”, argomento di cui Google si serve per non utilizzare il tasso di clic per definire i risultati di ricerca.

Ma ciò ovviamente non costituisce una prova in sé; il fatto che un’azienda possieda un brevetto, non significa che lo utilizzi per forza. Bisognerebbe dunque sperimentare per verificare queste supposizioni.

Molteplici test sono stati eseguiti da Rand Fishkin; questi test tendono a provare che i clic hanno un impatto significativo sul posizionamento organico. Il test era organizzato come segue: Fishkin ha chiesto a suoi follower su Twitter di fare una ricerca specifica, di cliccare sul risultato #1, di cliccare sul precedente una volta la pagine caricata, poi di cliccare sul risultato #4 e di restare sulla pagina per un po’ di tempo.

 

 

Dopo 70 minuti e 4500 interazioni, il risultato #4 è rapidamente passato in posizione #1.

 

 

 

Questo esperimento costituisce una prima prova del fatto che il CTR sembra avere un effetto sul posizionamento in tempo reale. Dopo questo test, i risultati di ricerca hanno ritrovato la loro posizione iniziale. Ciò mostra che un aumento temporaneo del CTR può avere come conseguenza un miglioramento temporaneo della posizione.

D’altro canto, lo stesso tipo di esperienza condotta da dei robot, non ha mostrato gli stessi risultati: nessun cambiamento si registra nei risultati di ricerca. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che probabilmente Google non si lascia ingannare dagli “utilizzatori” senza cronologia di navigazione, poiché è ben consapevole delle tecniche non naturali per gonfiare artificiosamente i clic.

 

La conclusione

Queste esperienze mostrano bene che se il vostro link ottiene un miglior CTR di quello previsto dalla sua posizione data, significa che il vostro posizionamento è potenzialmente migliorabile. Questa è un’ulteriore ragione per ben ottimizzare i vostri snippet al fine di generare più clic.

Potete verificare i CTR delle vostre varie pagine di destinazione, per identificare quelle che necessitano di essere migliorate.

 

 

Conclusioni generali

Per rendere giustizia ai motori di ricerca, nessuna di queste credenze sono causa loro. Queste credenze sono spesso nate e rafforzate dagli stessi esperti di posizionamento organico.

A ben pensarci, tutte queste credenze potrebbero riassumersi in una sola frase: “le SERP sono una democrazia”. Questo è lontano dalla verità e non perché Google sia imperfetto ma semplicemente perché è la tecnologia ad essere imperfetta. Ogni aggiornamento dell’algoritmo è inevitabilmente seguito da tentativi per aggirarlo.

Ciò che è difficile per Google è rimanere “giusto”, poiché cerca nel tempo, con estremo ardore, di rimanere “giovane”. E a ben pensarci, le due cose sono incompatibili, l’imbroglio passa inosservato quando Google tenta di fornire del contenuto per gli utilizzatori. Si tratta di un sacrificio a cui bisogna sottostare per il bene del Web.

I preconcetti legati alla SEO probabilmente non sono tutti elencati su questa lista, ad ogni modo da   Let’s Clic i nostri esperti si informano tutti i giorni sulle nuove tendenze del settore e mettono le loro conoscenze al servizio dei clienti dell’agenzia.

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