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Il cimitero della SEO: le tecniche di posizionamento da dimenticare

La SEO è una disciplina in costante evoluzione: il mondo del webmarketing in movimento perpetuo, l’egemonia di Google e il perfezionamento dei suoi algoritmi di ricerca, le esigenze e il comportamento degli utilizzatori in piena mutazione, lo sviluppo delle piattaforme di comunicazione (social network, blog, ecc.)… Dobbiamo constatare che i metodi per indicizzare i siti internet sono notevolmente cambiati rispetto a 10 o 20 anni fa.

Di fronte a questi cambiamenti di diversa natura, i motori di ricerca (Google in testa) sono stati spinti a ripensare i loro usi, al punto che oggi non è più il sito con il maggior numero di parole chiave o di backlink che otterrà più visibilità (grazie Panda, grazie Penguin). Al contrario, il contenuto più vicino e pertinente alla ricerca del cliente da un punto di vista semantico, quello redatto in modo più naturale possibile, che fornisce un reale valore aggiunto al visitatore e suscettibile di essere condiviso, sarà il contenuto maggiormente messo in luce. La caccia alle migliori posizioni sulle SERP (inglese per pagine di ricerca) ha oggi lasciato il posto agli utenti.

Le domande e constatazioni seguenti sono emerse: qual è il suo comportamento di fronte all’informazione? Quali possono essere gli assi sui quali lavorare per ottimizzare l’esperienza utilizzatore? Quali sono le parole chiave che potrebbero essere ricercate? Sempre più siti ne sono consapevoli e agiscono di conseguenza, mettendo così da parte alcune pratiche, diventate obsolete e considerate come abusive dai motori di ricerca. Let’s Clic, agenzia marketing digitale specializzata in posizionamento online dal 2008, vi lista alcune delle pratiche da bandire: benvenuti nel cimitero della SEO.

 

Posizionamento organico

 

Troppe parole chiave….uccidono le parole chiave

Se seguiamo l’evoluzione evocata nell’introduzione, il numero di ripetizioni di una parola chiave non è più un criterio di posizionamento per una pagina o un sito in particolare. Addio dunque al contenuto “sovra-ottimizzato”: si tratta di contenuti nei quali la parola chiave principale è ripetuta un innumerevole numero di volte, al punto di formare delle frasi e dei propositi totalmente privi di senso e di reale valore aggiunto per il lettore. Oggi, è molto semplice: invece di scrivere per Google, si scrive per l’utente.

In questo senso, piuttosto che sovra-ottimizzare un contenuto, lo si rende al contrario più naturale, utilizzando la parole chiave (poiché è necessario farlo), fornendo un contenuto sensato e comprensibile (suscettibile di essere ripresi e condivisi), e privilegiando l’utilizzo del campo semantico e dei sinonimi relativi alla parola chiave principale.

Parole chiavi SEO

Sovra-ottimizzare gli anchor text

Una volta lanciati nella corsa dell’acquisto dei link (da fare in modo intelligente), potete essere tentati di utilizzare esclusivamente degli anchor text corrispondenti a delle parole chiave strategiche, sulle quali amereste posizionarvi. Oggigiorno, Google riconosce bene che si tratta di una sovra-ottimizzazione. I link che provengono da altri siti e che puntano verso il vostro sito devono sembrare il più naturale possibile.

La soluzione risiede nella diversificazione degli anchor text e delle parole chiave utilizzate. Oltre alle parole chiave strategiche (che comunque sono importanti da utilizzare), possiamo ad esempio utilizzare il nome del dominio del sito, il nome della marca del sito, ecc. I “cliccate qui” sono ugualmente utilizzabili, ma non portano un particolare valore aggiunto alla vostra strategia di backlink.

 

Fare ricorso al cloaking

Tra le tecniche da bandire al momento della redazione su un sito internet, il cloaking figura tra le più sornione. Questa tecnica consiste nel pubblicare su una stessa pagina un doppio contenuto, un contenuto sovra-ottimizzato, pensato per i motori di ricerca (quindi zeppe di link e di parole chiave messe in evidenza), e un contenuto più piacevole, formattato e aerato, questa volta realizzato per gli utenti. Alcuni spingono il vizio fino a nascondere il contenuto destinato ai motori di ricerca agli occhi degli utenti.
Questa tecnica è semplicemente da evitare, i robot dei motori di ricerca sono adesso programmati per individuare il contenuto nascosto, il contenuto doppio, se presente, e il contenuto di cattiva qualità.

 

Utilizzare la “tripletta del burino”

A parte l’espressione stravagante, la tripletta del burino consiste nella ripetizione di una parola chiave principale di una pagina nel tag Title, nell’URL e nel H1.

Il fatto che la parole chiave sia presente in tutti questi tre elementi non dà necessariamente più forza a una pagina data. Ma ciò si oppone a una pratica di creazione di contenuto qualificato, soprattutto se la parole chiave è ripetuta in altri elementi della pagina (tag descrizione, tag H1, paragrafo…). Oggi, non è più efficace ricorrere a questo genere di metodo, soprattutto perché le parole chiave nelle URL non hanno veramente valore.

 

 

Ottimizzare ogni pagina web per ogni variante di una parole chiave

…ovvero una parole chiave per pagina. Oramai si parla di una tematica per pagina. L’algoritmo di Google si è evoluto e capisce ormai il senso di una pagina e le sue varianti. Non è dunque sempre utile creare una pagina per ogni variante di una parole chiave. Si parla oramai di una tematica per pagina.

 

Tecnica

La tecnica rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la SEO, per l’indicizzazione, il crawl ma anche per la disposizione del contenuto nello spazio.

 

Integrare i tag META Keywords

Come il Tag Title e il Tag Descrizione, entrambe molto importanti per il posizionamento, il Tag Keywords e il Tag META, per definizione invisibile all’utente, sono fondamentali. Questo tag è stato molto utilizzato dai motori di ricerca, soprattutto dagli antenati di Google come Altavista, Infoseek o Yahoo.
Questo tag è stato creato con l’obiettivo di posizionare una pagina di un sito sulle parole chiave relative al suo contenuto.

Sempre nella famosa corsa all’ottimizzazione del sito Internet, il tag Keywords è stato per molto tempo utilizzato dai vecchi siti al fine di posizionarsi su delle parole chiave in modo abusivo (utilizzazione di parole chiave sulle marche dei concorrenti, ripetizioni multiple di parole chiave per massimizzare le possibilità di apparire nelle prime posizioni), oppure rimediare all’assenza di contenuto e così posizionarsi senza sforzo reale.
Ormai, il tag META Keywords non è più utilizzato e preso in conto da Google come criterio di posizionamento.

 

Utilizzare Flash su un sito internet

Flash è uno dei nemici giurati degli esperti in posizionamento naturale. Se ha permesso (all’epoca) dei progressi  in termini di contenuto, diversamente dei siti HTML che offrono dei contenuti molto statici, è oggigiorno da bandire.

Google è stato per lungo tempo incapace di posizionare un sito in Flash. Se non è più il caso oggi, i progressi tecnologici che hanno dato maggiore importanza ai supporti mobili (Any Time, Any Where, Any Device, Responsive, Index Mobile-First lanciato dal 2017), il Flash è diventato definitivamente desueto. Tra l’altro, per la cronaca, Flash non viene visualizzato da smartphone e tablet: sufficiente per assicurare la morte del Flash.

 

Abusare de l’Exact Match Domain

Un Exact Match Domain (EMD) è un nome di dominio che corrisponde esattamente a una ricerca fatta sui motori di ricerca. In pratica, l’URL del sito corrisponde punto per punto alla vostra richiesta Google. Esempio: il dominio “auto-poco-care.com” era utilizzato per posizionarsi su “auto poco care”. Ciò poteva servire da garanzia per rassicurazione e di scoperta di informazioni con il minimo sforzo per il visitatore.

Se ciò aveva tendenza a influenzare la loro scelta, degli abusi sono stati ugualmente commessi dai siti, con delle URL molto lunghe. I motori di ricerca sono dunque stati costretti a realizzare un aggiornamento del loro algoritmo con l’obiettivo di abbassare il valore delle parole chiave presenti nel nome del dominio, e quindi di conseguenza di una URL in un EMD.

 

Netlinking

Il netlinking consiste nell’acquisizione di link a partire da siti esterni. Ecco qui qualche consiglio ormai desueto.

 

Iscrivere il proprio sito su moltissimi annuari in linea per far decollare il proprio posizionamento

Ci fu un periodo nel quale iscrivere il proprio sito su numerosi annuari aveva un reale impatto sul proprio posizionamento, indipendentemente dalla qualità dell’annuario. Oggi l’iscrizione su degli annuari deve essere minuzioso al fine di avere un effetto positivo sulla SEO e non il contrario. E’ necessario scegliere il tipo di annuario (generalista, tematico o locale) ma ugualmente prendere in considerazione alcuni criteri qualitativi: ritmo degli aggiornamenti, validazione manuale, Trust Flow, tra gli altri.

 

Utilizzare i comunicati stampa per la propria strategia di netlinking

Dal 2013, Google non considera più i link provenienti da un sito di comunicati stampa. Si tratta oggigiorno di fonti di link desuete. Se questo tipo di link è facile da ottenere, questi siti e i contenuti testuali sono poco qualitativi in termini di SEO. Inoltre, sono in realtà poco consultati dal grande pubblico. Questa pratica può prendere dei toni da fabbrica di link: delle tematiche diverse senza link evidenti per non dire inesistenti.

 

Fare ricorso al netlinking massivo

Le derive passate in termini di netlinking hanno spinto i motori di ricerca a elaborare delle guidelines precise, migliorare il loro algoritmo valutando la qualità dei link e reprimendo gli abusi (come la penalità Penguin, creato da Google nel 2012). Questa è la ragione per la quale l’acquisizione di link si deve fare il più naturalmente possibile e in un’ottica perenne (dunque non di acquisto o di scambi abusivi….).

Tipicamente, acquistare dei link in modo massivo e senza strategia fondata (netlinking a partire dei siti penalizzati o che si trovano nella blacklist, delle fonti senza reale correlazione o prossimità tematica), non invia a Google un buon segnale, che ne rileva quasi una specie di artificialità: addio a tutte le fabbriche di link, comunicati stampa, etc…). Le pratiche perenni, naturali e scaglionate nel tempo (che si tratti del netlinking, della creazione di contenuti…) sono da privilegiare.

 

Crearsi dei backlink sui forum

E` inutile commentare sui forum per potervi inserire dei backlink: in effetti, questi saranno in Nonfollow, ciò significa che esisteranno, ma che non trasferiranno alcun “succo di posizionamento” verso un sito web.

 

Le PR sono morte…viva il Citation Flow e il Trust Flow!

Il PageRank era una notazione (su 10) creata da Google per valutare la popolarità di un sito Web e la sua esposizione, sotto forma di una piccola barra verde.

Ormai in disuso, a causa di numerosi abusi (legati al netlinking e ad  un livello di qualità dei siti non sempre ottimale), altri indicatori sono utilizzati per valutare la popolarità e l’interesse dei siti. Tra questi, il Citation Flow e il Trust Flow, sviluppati da Majestic, permettono di valutare l’interesse di un sito in termini di popolarità, di fiducia e a seconda dei link che puntano verso il sito stesso. Questi due indicatori hanno finito per soppiantare il PageRank, poiché offrono maggiori dettagli e dei nuovi indici, più in legame con le nuove politiche di qualità avviate dai motori di ricerca.

In conclusione, l’impegno dei motori di ricerca per rendere il posizionamento più naturale si è dimostrato nelle loro pratiche, nelle loro linee guida e nei loro frequenti aggiornamenti dell’algoritmo di qualità. A questo titolo, Google lancia degli algoritmi in modo pubblico e privato (dunque imprevedibile), destinati a stabilire un certo equilibro tra ogni sito e ottimizzare le possibilità dei siti che mettono i loro contenuti a norma.

Se i colpi degli algoritmi Google Panda (tra 2014 e 2015) e Penguin (di cui l’ultima data del 2016) hanno spinto i siti ad aumentare la qualità del loro contenuto e a ristabilire una certa equità, rimane oggi da attirarsi le grazie di un altro protagonista: il visitatore. In parole povere, tutto ciò che è prodotto con il minimo sforzo (sovraottimizzazione, contenuti doppi, automatizzazione…) è da bandire: la SEO, è prima di ogni cosa una questione di perennizzazione dei risultati a lungo termine.

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